lunedì 4 marzo 2024

CORFINIO

𝐂𝐎𝐑𝐅𝐈𝐍𝐈𝐎, metropoli nel I sec. a.C, oggi piccola cittadella della Conca Peligna. Qui nacque l’𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀 (90 a.C.) e in questo luogo i condottieri italici coordinarono le azioni belliche contro Roma per la conquista del 𝐃𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐂𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚. Una impareggiabile storia, qui gelosamente custodita, che si materializza con la visita al Museo Civico Archeologico, al Lapidarium, ai Parchi archeologici, alla Cattedrale di San Pelino e al Borgo Medioevale e che rivitalizza l’identità nazionale attraverso i Valori e i nobili Ideali italici che riemergono dal luogo “𝐎𝐕𝐄 𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀 𝐍𝐀𝐂𝐐𝐔𝐄”. All’interno del Museo è possibile ammirare la moneta coniata nell’antica capitale nell’89 a.C. con su inciso “ITALIA”. 
ℹ️ www.museocorfinio.it





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domenica 18 febbraio 2024

Traiano Marco Ulpio, imperatore romano

Traiano Marco Ulpio, imperatore romano: Traiano, Optimus Princeps, tra i migliori imperatori romani, portò Roma al suo massimo splendore. Fu l'inizio dell'Età Aurea che continuò con gli Antonini.

giovedì 8 febbraio 2024

LA RIFORMA DELL' ESERCITO DI MARIO



Verso il termine del II secolo a.C., Roma si dibatteva in una guerra in terra straniera, nelle aride terre di Numidia, dove l'ostilità del territorio e la mancanza di attrattive rendevano arduo il reclutamento di nuove leve per l'esercito. 

Questa difficoltà di arruolamento non era un fenomeno isolato ma l'apice di un problema che aveva visto le sue radici estendersi nel corso del secolo precedente, riflettendo una profonda trasformazione nella società romana e nella composizione delle sue legioni.

La guerra, che aveva segnato Roma con cicatrici profonde, lasciò il popolo e le sue istituzioni di fronte a una crisi demografica e militare senza precedenti. La seconda guerra punica aveva consumato le risorse umane e finanziarie della Repubblica, spingendo il governo a ridurre il censo minimo per il servizio militare, abbassando la soglia che separava i proletarii, coloro senza possedimenti, dagli adsidui, i cittadini abili al servizio militare secondo la classificazione stabilita da Servio Tullio nel VI secolo a.C. 

Questa riduzione del censo da 11.000 assi a soli 1.500 nel giro di tre secoli testimoniava una progressiva proletarizzazione dell'esercito romano, costretto a espandersi per sostenere le ambizioni imperiali di Roma nel Mediterraneo.

In questo contesto di crescente pressione, Gaio Mario, console dell'anno, intraprese una rivoluzione radicale nella politica di reclutamento. Mario, cogliendo l'entusiasmo e il desiderio di riscatto della plebe, decise di aprire le porte delle legioni a chiunque desiderasse unirsi, indipendentemente dal possesso di terre. 

Sallustio ci narra come Mario, senza indugi, preparasse le navi con armi, paghe per i soldati e tutto il necessario per la campagna, mentre a terra si dedicava all'arruolamento di nuove truppe. 

La sua politica non seguiva le tradizionali distinzioni sociali ma accoglieva ogni volontario, in particolare i capite censi, coloro che fino a quel momento erano stati ai margini della società militare romana.

L'innovazione di Mario non solo risolse l'immediato problema di reclutamento ma segnò l'inizio di una trasformazione profonda nell'esercito romano, che divenne composto da professionisti, riflettendo così un cambiamento significativo nella struttura sociale e politica della Repubblica romana. 

La sua decisione di arruolare i nullatenenti rafforzò l'esercito con nuove energie, dando vita a legioni micidiali, pronte a difendere e espandere i confini di Roma.

domenica 17 dicembre 2023

ANFITEATRO FLAVIO

L'Anfiteatro Flavio (Colosseo) 

È un anfiteatro dell'epoca dell'Impero Romano, costruito nel I secolo. Si trova a est del Foro Romano ed è stato il più grande di quelli costruiti nell'Impero Romano. originariamente conosciuto come Anfiteatro Flavio (Amphitheatrum Flavium) viene chiamato Colosseo (Colosseum) perché accanto a lui c'era una grande statua, il Colosso di Nerone, un monumento dedicato all'imperatore Nerone che successivamente ha subito trasformazioni e è scomparso.

I materiali utilizzati per la costruzione di questo sono blocchi di travertino, cemento, legno, mattoni, pietra (tofo), marmo e stucco.

Nell'antichità avevo una capacità per circa 65 000 spettatori, con 80 file di gradinate. Coloro che erano vicini all'arena erano l'Imperatore, la sua famiglia e i senatori, e man mano che si ascendeva si situavano gli strati inferiori della società. Al Colosseo si svolgevano lotte tra gladiatori e spettacoli pubblici. È stato costruito proprio ad est del Foro Romano, e i lavori sono iniziati tra 70 d. C. e 72 d. C. , sotto il comando dell'imperatore Vespasiano. L'anfiteatro, che era il più grande mai costruito nell'Impero Romano, è stato completato in 80 d. C. dall'imperatore Tito, ed è stato modificato durante il regno di Domiziano.
La sua inaugurazione è durata 100 giorni, tutto il popolo romano ha partecipato e moribondo alla sua celebrazione decine di gladiatori e bestie sacrificati per il piacere e lo spettacolo del popolo.

Il Colosseo è stato utilizzato per quasi cinque secoli, celebrando gli ultimi giochi della storia nel secolo vidi, molto più tardi della tradizionale data della caduta dell'impero romano d'Occidente nel 476 d. C. Anche i bizantini l'hanno usato durante il secolo vidi. Oltre ai combattimenti tra gladiatori, molti altri spettacoli pubblici si svolgevano qui, come naumachia, caccia agli animali, esecuzioni, ricreazioni di famose battaglie e opere teatrali basate sulla mitologia classica. 

domenica 29 ottobre 2023

MONETA DEL COLOSSEO ANFITEATRO FLAVIO

La più antica immagine del Colosseo in un Sesterzio emesso dall'imperatore Tito per l'inaugurazione datata 
 80-81 d.C.  (Tito).

Il Colosseo, il cui vero nome è Amphitheatrum Novum, è uno dei monumenti più famosi del mondo ed anche uno dei più impressionanti per la sua mole e per i giochi che vi si svolgevano.
 La sua costruzione si data tra il 70 e l’80 d.C. circa, ad opera de primi due imperatori della dinastia flavia: Vespasiano, Tito.
Tito, per l'inaugurazione  organizzò dei giochi memorabili ed emise una moneta definita come la più interessante del regno,  e probabilmente molte  ne furono lanciate alla folla come dono durante gli spettacoli.
 In questo modo, la moneta diventava anche uno strumento di propaganda per pubblicizzare un’opera compiuta dall’imperatore.
Il retro della moneta mostra  il Colosseo in una prospettiva a volo d’uccello dell’edificio, con le statue che ornavano le aperture degli archi, gli spalti gremiti da spettatori:
un piano superiore, con dieci palchi,  un secondo piano semicircolare e sotto una cavea piena  con un arco al centro e delle uscite alla destra e alla sinistra. 
 Sembra quasi uno scatto ripreso da un moderno drone, con il pubblico sugli spalti.  Si riconoscono la Meta Sudans, sulla sinistra, e a destra un portico forse di collegamento alle Terme di Tito.
Su dritto,  Tito togato, a capo scoperto, e' rappresentato  seduto a sinistra su una sedia curule:  sorregge un ramo con la mano destra estesa ed un rotolo con la sinistra.  

Fonti
*Massimo Polidoro L’avventura del Colosseo
*La moneta
*the-colosseum net

sabato 28 ottobre 2023

FONDAZIONE DI ROMA

FONDAZIONE DI ROMA 

Secondo la tradizione, il 21 aprile 753 a. C., alle pendici del colle Palatino, Romolo tracciò con l'aratro i confini entro cui sarebbe sorta una nuova città. Questo raccontano gli storiografi romani Livio e Varrone, ma il mistero delle origini di Roma non è ancora del tutto risolto.

GLI SCAVI ARCHEOLOGICI. Gli storici moderni hanno stabilito da tempo una regola: non credere a una parola della leggenda riguardante Romolo e Remo, troppo propagandistica per essere vera. Gli archeologi invece, dopo aver effettuato numerosi scavi, almeno un po' ci credono. «La fondazione di Roma non è certo avvenuta dal nulla», dice Paolo Carafa, archeologo e docente all'Universita La Sapienza di Roma «e c'è nella leggenda un nocciolo di verità storica, che abbiamo ricostruito. Prima dell'VIII secolo a. C. esisteva già un insediamento articolato in gruppi di capanne su un'area di circa 200 ettari. A un certo punto qualcuno, forse con un'investitura regale, volle dare a questo insediamento uno statuto speciale, tracciando strade e consacrandolo con una cerimonia religiosa. Le tracce di fortificazione rinvenute sono della seconda meta dell'VIII secolo a. C., quindi vicino al fatidico 753».

«Gli scavi archeologici - aggiunge Dunia Filippi, coordinatrice di numerose operazioni di scavo effettuate sul Palatino -, indicano che il santuario di Vesta con il focolare della dea, simbolo dello statuto urbano dell'insediamento, venne fondato proprio allora».

«Riassumendo», dice Carafa, «alla stessa epoca si datano la creazione di un quartiere regio con il santuario di Vesta, il primo luogo per le assemblee del popolo (i comitia) e il primo santuario civico sul Campidoglio. Poi, verso la fine dell'VIII, si realizza la prima pavimentazione del Foro».

IL MITO DI ENEA. Secondo gli archeologi, insomma, l'apparire di questi importanti luoghi pubblici e la loro datazione ci danno una certezza: lì era nata una città, proprio nel luogo e nel periodo indicati dalla leggenda. Ma c'è di più. Sul Campidoglio sono tornati alla luce resti dell'Età del bronzo, sei secoli prima della tradizionale fondazione di Roma.

«Romolo, o comunque schiamasse quel re, discendeva probabilmente da una dinastia latina più antica. E fu per togliere di mezzo questi antenati poco presentabili che sulla vicenda di Romolo fu innestato il mito di Enea conosciuto nel Lazio già nell'VIII secolo a. C.», precisa l'archeologo. Che porta anche le prove: «Un finimento in bronzo di quel periodo raffigurante un picchio che acceca Anchise, il padre di Enea, punendolo per essersi unito a Venere».

Gli antenati dei Latini erano popoli indoeuropei arrivati dai Balcani Settentrionali nel II millennio a. C. Al tempo della nascita di Roma la tradizione vuole che i villaggi latini fossero 30. In origine i colli del Campidoglio e del Quirinale erano forse occupati dai Sabini, mentre i Romani stavano sul Palatino. Su questo sfondo storico s'inserisce "il ratto delle Sabine". I Romani, giunti dall'originaria Alba Longa senza compagnia femminile, invitarono i Sabini a una grande festa ma, cacciati gli uomini, rapirono le donne.

CITTÀ MULTIETNICA. Si scatenò allora la reazione dei Sabini, che attaccarono Roma per liberare le fanciulle. Ma le rapite si interposero, invitando alla pace e unendosi ai Romani. La verità è che Sabini e Latini si fusero molto presto (Numa Pompilio, secondo re di Roma, era sabino), come dimostrerebbero alcune parole latine – fra le quali bos (bue), scrofa, popina (cucina) – di probabile origine sabina. Attorno al 625 a. C. arrivarono a Roma anche gli Etruschi. Secondo lo storiografo romano Tito Livio, fu allora che giunse da Tarquinia il ricco Lucumo, di raffinata cultura ellenica (Etruschi e Greci erano in stretto contatto), che divenne il quinto re della città sul Tevere con il nome di Tarquinio Prisco. «Lui e i suoi successori trasformarono la prima Roma in una città monumentale», dice Carafa, «con case di pietra, fortificazioni complesse, strade pavimentate e templi in pietra con decorazioni di terracotta. Fin dall'inizio, quindi, Roma fu una città multietnica».

Ma come si spiega la rapida espansione romana nel Lazio? «Tutte le fonti lodano la collocazione strategica sul Tevere, presso il guado dell'isola Tiberina, e il clima favorevole», risponde Carafa. Sarebbe stato facile, da una posizione cosi, tenere sotto controllo i traffici tra due ricche regioni come l'Etruria (a nord) e la Campania (a sud). Ma le strade, all'epoca, più che da nord a sud andavano da est a ovest. Erano le "vie di transumanza", percorse annualmente dai pastori che dal cuore degli Appennini portavano il bestiame a rifornirsi di sale sulla costa. Un bovino consumava 30 kg di sale all'anno e le principali saline si trovavano alla foce del Tevere.

PATER FAMILIAS. Vicino al ponte sul fiume si trovava una zona detta Salinae, proprio accanto al Foro Boario, il mercato del bestiame: chi controllava questo passaggio aveva in pugno l'approvvigionamento del sale verso l'interno. E li c'era Roma. Un altro indizio si può cercare nella solida organizzazione sociale, basata sulla famiglia, all'interno della quale il padre aveva potere di vita e di morte.

La divisione tra patrizi e plebei aveva radici antiche, come pure il Senato, il consiglio degli anziani formato in origine dai rappresentanti delle gentes, le famiglie aristocratiche che si voleva discendessero dai leggendari fondatori (la gens cornelia da Cornelio, la gens valeria da Valerio e così via). A questi clan chiedevano protezione i clientes (artigiani, mercanti). Più clienti si avevano, più si contava.

Mentre non ci si poteva dire Greci se non si era nati in Grecia, diventare Romani era forse più facile che prendere, oggi, la cittadinanza americana. La società romana era conservatrice ma aperta. Una caratteristica che si rivelò utile, anche se i Romani, pratici com'erano, non aprivano certo le porte agli stranieri per generosità. «Una volta consolidate le conquiste militari», spiega Carafa, «si estendevano i benefici della cittadinanza romana per legare a sé gli altri popoli». I territori dell'Italia Centrale furono annessi anche così, offrendo ai notabili del luogo la cittadinanza, con o senza diritto di voto. «Ma intorno al 90 a. C. furono i popoli italici a rivendicarla (ottenendola) grazie alla "guerra sociale"».

PROPAGANDA. Da questo momento in poi l'Italia fu tutta romana. Questa diplomazia basata sulla concessione di privilegi era un modo per estendere la propria sfera di influenza, sotto la minaccia della forza militare. Come scrisse il greco Polibio, si arrivò al punto in cui era diventata "cosa chiara a tutti e assolutamente necessaria che bisognava obbedire ai Romani ed eseguire i loro ordini". Certo, qualche bello spavento, durante la loro conquista del mondo antico, anche i Romani se lo presero: 250 anni dopo la fondazione di Roma, il re etrusco di Chiusi, Porsenna, assediò e conquistò la città, imponendo un trattato.

Questa la cruda verità storica. Ma proprio perché la sconfitta fu cocente, i Romani s'inventarono un eroe da leggenda, Muzio Scevola: fatto prigioniero dopo aver tentato di uccidere Porsenna (aveva pugnalato l'uomo sbagliato), si punì bruciando sui carboni ardenti la mano che aveva mancato il bersaglio; quando affermò che altri 300 coraggiosi come lui erano pronti a ritentare l'impresa, il capo nemico si lasciò impressionare e accettò di firmare un armistizio. Un'altra storica batosta risale al 390 a. C., quando Brenno, a capo dei Galli Senoni, sbaraglio i Romani, saccheggiando la città.

Secondo gli studiosi, le vere armi segrete di Roma erano però la tolleranza nei confronti dei popoli conquistati e un'organizzazione, diremmo noi, "svizzera".

A differenza dei Greci, per i Romani gli altri non erano zoticoni. «La loro espansione», spiega Carafa, «si basava sì sulla forza militare, ma senza l'idea di una superiorità culturale». Anzi, la tolleranza romana si manifestò prima di tutto nella cultura. Orgogliosa delle proprie radici, ma in cerca di promozione sociale, l'élite romana, volendosi dotare di una cultura "alta", scelse la più prestigiosa del momento, quella greca, accogliendo nella propria cerchia intellettuali e artisti ellenici.

MINISTERI E BUROCRAZIA. Quanto all'abilità logistica, questa si manifestò non appena il territorio da controllare fu troppo grande. «Il segreto del successo», prosegue Carafa, «era nell'organizzazione e nella perfezione della macchina statale. Fu così che nacque la burocrazia, con appositi "ministeri" e funzionari per ogni settore dell'amministrazione. Solo i grandi imperi orientali avevano qualcosa del genere». In più, lo Stato romano poteva contare su un sistema giuridico senza precedenti e su un esercito capace di adattarsi a ogni nuova esigenza bellica. Il grande pregio dei Romani fu quello di saper cogliere il buono dei popoli conquistati, rielaborandolo e migliorandolo. Poi, una volta imparata la lezione, gli eredi di Romolo liquidavano i loro "benefattori". Salvo tramandarne le scoperte e gli usi, divenuti nel frattempo romani a tutti gli effetti.
Fonte: Focus Storia di Aldo Carioli

400 fortezze dell' Impero Romano in medioriente

Immagini satellitari spia declassificate rivelano 400 fortezze dell'Impero Romano in Medio Oriente

Centinaia di fortezze dell'Impero Romano sono apparse in vecchie immagini satellitari spia raffiguranti regioni della Siria, dell'Iraq e dei vicini territori della "mezzaluna fertile" del Mediterraneo orientale.

Questi satelliti un tempo venivano utilizzati per la ricognizione negli anni '60 e '70, ma i loro dati sono ora declassificati. Alcune delle loro immagini archiviate consentono ora nuovi reperti archeologici in zone della Terra spesso difficili da visitare per i ricercatori.

I 396 forti ritrovati, avvistati direttamente dallo spazio , confermano ed estendono un'indagine aerea della regione effettuata nel 1934; questa indagine aveva registrato 116 forti sulla frontiera orientale dell'Impero Romano. Gli archeologi continuano a concordare con la conclusione di base di quello studio quasi centenario, ovvero che Roma stava fortificando la sua frontiera. "Questi forti sono simili nella forma a molti forti romani provenienti da altre parti dell'Europa e del Nord Africa. Ci sono molti più forti nel nostro studio che altrove, ma ciò potrebbe essere dovuto al fatto che sono meglio conservati e più facili da riconoscere", ha affermato l'autore principale Jesse Casana, un professore di antropologia specializzato in Medio Oriente al Dartmouth College del New Hampshire

Fonte: https://www.avvenire.it/agora/pagine/archeologia-scoperte-dai-satelliti-spia-400-fortezze-dell-impero-romano-in-medio-oriente?fbclid=IwAR0ogMw9ktJsb656Jzhbm8BqvaygilQ2W8N_Bw7wGekEXL0QOJX7lrRyXps